Ricordiamo il pugile Choi Yo-Sam deceduto il 2 gennaio

. 12 gen 2008
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L’ultima vittima nel mondo degli sport da combattimento è Choi Yo-Sam, pugile Coreano deceduto il 2 gennaio, dopo una settimana di agonia dovuta ad un emorragia celebrale.
Pur non facendo parte del circuito delle MMA mi sembrava doveroso rendere omaggio a questo grande atleta, la cui morte ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo dello sport. Pur sapendo i rischi in cui ci si imbatte nel intraprendere la carriera professionistica nel pugilato, rimaniamo sempre sconcertati dinnanzi a queste tristi notizie.
Sembra però che negligenza e poca organizzazione siano state le vere cause della morte di Choi Yo-Sam.
Il pugile sudcoreano si era ripreso dopo essere stato buttato a terra da un colpo portato dallo sfidante indonesiano Heri Amol alla dodicesima ripresa, nonostante i colpi subiti il pugile si era rialzato e aveva continuato il match fino a perdere conoscenza solo al termine dell’incontro, vinto ai punti, per il titolo intercontinentale Wbo dei pesi mosca. È giunta la notizia che il presidente della federpugilato italiana Franco Falcinelli ha chiesto chiarimenti al direttore esecutivo dell’AIBA (International Amateur Boxing Association) Ho Kim, anche lui coreano, sulle cause della morte del giovane 33enne pugile. Il risultato è stata la scoperta di fatti sconcertanti sulla poca organizzazione e professionalità, nel gestire questa situazione, da parte di alcuni promoters.
Le concause che hanno aggravato seriamente l‘accaduto, sarebbero state l’inadeguatezza dei medici, che avrebbero visitato l’atleta il giorno stesso dell’incontro basandosi solo su semplici commenti del pugile perché non erano muniti di tutti gli esami medici completi. Choi Yo-Sam affermo di non sentirsi bene durante la visita medica, ma nonostante ciò, gli venne dato il permesso di disputare l’incontro. Non c’è stato nessuna forma di trattamento adeguato nei riguardi del pugile che è stato lasciato a terra al freddo, senza neanche essere scaldato con una coperta, prima del arrivo dell’ambulanza, che ha dovuto aspettare ben 20 minuti perché bloccata dal traffico. Invece di essere trasportato al più vicino ospedale che distava a soli 5 minuti, Choi Yo-Sam è stato trasferito in un altro che distava a 30 minuti di strada, dove la Korean Professional Boxing aveva stipulato un contratto.
All’arrivo in ospedale il pugile indossava ancora i bendaggi alle mani, ed ha dovuto attendere altri 20 minuti prima di essere operato. Questa serie di ritardi hanno causato una mancanza di afflusso di ossigeno nel cervello dal formarsi dell’emorragia celebrale.
La drammatica vicenda accaduta a Choi Yo-Sam ci fa riflettere sulla poca serietà e la superficialità e su come alcune federazione ed enti, non tutelino l’integrità e la salute degli atleti, che pur sapendo i rischi che corrono vorrebbero sentirsi sicuri.

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